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Artigianato
IL COLTELLO SARDO>LA STORIA E GLI USI
 

Su qui est intro su coro l'ischit Deus et i su punzone.
Ciò che sta dentro il cuore lo sanno Dio e il pugnale.

lame preistoriche
la lavorazione delle armi da taglio si perde, anche in Sardegna, nella notte dei tempi: già i bronzetti nuragici che rappresentano figure di guerrieri mostrano spesso pugnali ad elsa gammata di squisita fattura.
In origine i materiali impiegati per la realizzazione delle lame erano la selce e l'osso, lavorati a percussione.
In seguito venne ampiamente utilizzata l'ossidiana del Monte Arci; ma dall'età nuragica, con lo sviluppo dell'attività estrattiva, si andò perfezionando l'uso dei metalli: lo attestano, fra l'altro, numerosi ritrovamenti di matrici in steatite, che servirono proprio per la fabbricazione dei pugnali.

dai templari al coltello a serramanico
probabilmente è attorno al 1130-1140, con l'arrivo in Sardegna dei Templari di ritorno dalle Crociate, che la produzione delle lame, grazie alle conoscenze importate dall'Oriente, diventò ancora più specializzata.
Anche l'influenza culturale spagnola fornì senz'altro il suo contributo di esperienza secolare.
Le leggi varate in età spagnola e piemontese regolamentarono l'uso e la
detenzione delle armi da taglio, nel tentativo di limitare i pericoli di disordine pubblico.
Fu da questo particolare momento storico che si diffusero i coltelli a serramanico, la cui lama, nascosta all'interno dell'impugnatura, poteva però essere facilmente estratta in caso di necessità.

il coltello nella vita
nel mondo tradizionale sardo, legato all'agricoltura e alla pastorizia, il coltello rappresentava un utensile indispensabile, sia per l'attività lavorativa sia nella sfera quotidiana in genere.
Era lo strumento usato per potare le piante, per uccidere e scuoiare gli animali e dunque prepararne la carne e la pelle.
Veniva utilizzato per la difesa personale, in un mondo - quello dei pastori e dei contadini - sempre pieno di insidie.
Serviva per tagliare il formaggio, la salsiccia, sbucciare i cardi, perciò era necessario anche per mangiare; inoltre, era utilizzato per intagliare il legno, fino alla realizzazione di quegli splendidi oggetti (cassapanche, sedie), che ancora oggi sono il vanto dell'artigianato sardo.
Il coltello era insomma un complemento assolutamente immancabile nell'universo agro-pastorale sardo, tanto che Bachisio Bandinu a questo proposito lo definisce giustamente il "prolungamento della mano".

 


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