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Storia
LA STORIA DELLA SARDEGNA>LA DOMINAZIONE SPAGNOLA>LA SARDEGNA SPAGNOLA
 

Aragonesi e Giudicato di Arborea | la Sardegna "spagnola" | Alghero, Carlo V e Filippo II

Leonardo Alagon
Un ulteriore tentativo di resistenza fu realizzato dal marchese di Oristano, Leonardo Alagon, erede indiretto di Eleonora. Anche quest'ultimo sussulto di indipendenza si concluse negativamente: le truppe dell'Alagon furono sconfitte dagli aragonesi nella battaglia di Macomer (1478).
Leonardo Alagon fu fatto prigioniero dagli Spagnoli e imprigionato nel castello di Jativa presso Valencia, in Spagna, dove morì.
Ad Oristano restano, dell'antica capitale del Giudicato d'Arborea, l'antica cinta muraria giudicale e le torri di Mariano secondo (1291) e di Portixedda. 

La Sardegna "spagnola"
Nel 1479 salì sul trono d'Aragona Ferdinando il Cattolico che anni prima aveva sposato Isabella regina di Castiglia: la sua successione al trono d'Aragona determinò un'unione delle due corone e pertanto la Sardegna da quel momento divenne "spagnola".
L'Isola fu divisa in due settori amministrativi: il Capo di Cagliari e Gallura (o Capo di Sotto) e il Capo di Sassari e Logudoro (o Capo di Sopra).
La massima autorità in Sardegna era il viceré, che risiedeva a Cagliari, e aveva funzioni militari, giudiziarie e legislative.

Il Parlamento
L'istituzione più importante era il Parlamento, composto di tre Stamenti o Bracci: quello militare, quello ecclesiastico e quello reale.
Lo Stamento militare comprendeva i feudatari e gli altri nobili di minore rango; lo Stamento ecclesiastico era composto dai rappresentanti del clero; lo Stamento reale era formato dai rappresentanti delle città.
Il Parlamento era convocato ogni dieci anni e costituiva l'istituzione che avrebbe dovuto rappresentare le diverse componenti sociali dell'Isola ma di fatto esprimeva solo la voce dei ceti privilegiati.
Non aveva funzioni legislative e era convocato essenzialmente per votare sul donativo, cioè sul tributo in denaro che la Sardegna doveva versare alla Spagna.

I feudi sardi
Un elemento di novità introdotto dagli Aragonesi fu il feudalesimo: i territori furono divisi in feudi ed assegnati a nobili catalano-aragonesi o a signori locali alleati.
Il feudatario rappresentava la massima autorità nel suo territorio ed aveva il potere di imporre a vassalli, contadini e pastori, i tributi feudali.
Mentre il mondo rurale era soggetto a questo regime, che incideva negativamente sulle sue condizioni di vita, le città non pagavano i tributi feudali e godevano di particolari privilegi.

 


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