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Archeologia
CULTO FALLICO>LUOGHI
 

 prima pagina | significato | luoghi | rappresentazioni | curiosità

LUOGHI

I simboli fallici sono diffusi soprattutto in luoghi di carattere religioso.
Essi compaiono ad esempio come elementi di decorazione alle pareti dei pozzi sacri, sotto forma di teste taurine, spesso associati con l'elemento femminile; sempre nei pozzi sacri sono presenti anche nei vestiboli, sotto forma di betili o pilastrini. A Sardara e a Serri gli stessi simboli sono stati scoperti riprodotti anche su vasi di terracotta.

In età prenuragica (IV-III millennio a. C.) i phalli appaiono anche negli ipogei, simboleggiati in teste (pròtomi) o corna di toro: venivano posti sia come elementi singoli sia in coppia per aumentarne la potenza magica.

Persino l'area antistante alle tombe dei giganti, con la sua forma ad esedra, viene interpretata come una rappresentazione stilizzata delle corna di un toro: in un ambiente funebre come questo, tale simbolo si ammanta di un valore magico particolare, collegato com'è alla credenza di poter ottenere dai defunti la fertilità. Si potrebbe anche pensare che volesse esprimere la volontà di vincere la morte attraverso la continuità della specie.
In ogni caso, amore e morte comparivano ancora indissolubilmente uniti.

A proposito del valore religioso del phallus, ricordiamo che presso Fordongianus, all'esterno della cripta del santuario di S. Lussorio, costruito sui resti di un tempio pagano, si può individuare su una colonna dell'abside una figura umana: si tratta di una divinità che «con la mano sinistra levata e distesa saluta il dio Sole, e con la mano destra, posata sui testicoli, pare stia invocando il potere fecondante dello stesso Sole sul suo phallo e annessi organi genitali, che egli premurosamente sorregge con la mano. Oppure che stia compiendo un giuramento, com'era usanza degli Ebrei e degli Egiziani*».

*(Zonchello S. A., Il culto fallico in Sardegna e presso altri popoli della terra, Gallizzi, 1982).

foto:
allineamento di menhir,
Pranu Mutteddu Goni (CA); (M. Vacca)

 
 


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