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Pittura
I MURALES DI ORGOSOLO
 

I MURALES DI ORGOSOLO
i muri che parlano

Orgosolo, una comunità posta al margine settentrionale della Barbagia, raccoglie in sé immagini e simboli della cultura barbaricina: alcune di esse si proiettano vistosamente sui muri delle abitazioni e gli occhi del viaggiatore non possono fare a meno di notarle.
Sono i famosi murales, circa 100 suggestivi ritratti di memoria e vita sociale.
Tinte sui muri che narrano le fatiche, le denunce e le grandi conquiste di una piccola comunità, colorati racconti di storia quotidiana che si intrecciano armonicamente alla raffigurazione di eventi e di lotte politiche di respiro mondiale. 

I "muri che parlano": lo stile e i colori
I tratti, i modi d'espressione e l'accostamento degli oggetti rappresentati ricordano spesso Guernica di Picasso e lo stile cubista in generale; le linee di alcuni ritratti ricordano i dipinti di Léger.
A volte sembra di ritrovare i codici espressivi dei muralisti messicani degli anni '20. 

Le figure sono squadrate, solide e voluminose, i profili netti e taglienti, i colori brillano su uno sfondo scuro.
Molte immagini sono di evidente derivazione cubista: matrone dai fianchi larghi e sovrabbondanti stanno in fronte a patriarchi dalle mani nodose e ipertrofiche. 

I murales nascono da una necessità artistica e sociale insieme.
Benché non manchino i murales estetizzanti (alcuni tra i più recenti), stile trompe-l'oeil, l'effetto decorativo è in genere funzionale all'effetto espressivo.
Nell'insieme, i murales esprimono un linguaggio semplice e quando l'immagine non basta alla comunicazione, il muralista ricorre alla didascalia, alla citazione letteraria o politica, alla frase memorabile, che non passa.
Lo stile adottato è conforme al messaggio che i murales intendono trasmettere. 

La storia dei murales 
Le vivaci forme artistiche dei murales sono anche una testimonianza storica.

Come molte altre espressioni di vita orgolese, comunicano all'osservatore una vasta gamma di impressioni che forse è impossibile riscontrare altrove: vi si leggono i malesseri, le speranze, i disagi e gli aneliti di una comunità che ha vissuto, forse, il senso di esclusione e di non appartenenza ad un mondo dai troppi volti contraddittori.

Sotto questo segno, sul finire degli anni '60, comparvero i murales.
Sin dall'origine i bersagli dei muralisti furono i governi sopraffattori e i fautori di ingiustizie sociali, soprattutto lo stato italiano e l'America imperialista e guerrafondaia.
Il primo murale
fu realizzato nel 1969, negli anni della contestazione giovanile, dal gruppo anarchico milanese "Dioniso".
Il numero dei muri tinteggiati crebbe a partire dal 1975 quando un insegnante senese, Francesco del Casino, insieme ai suoi alunni volle commemorare, raffigurandolo sui muri degli edifici orgolesi, il trentesimo anniversario della Liberazione d'Italia. Circa il 90 per cento dei murales di Orgosolo sono opera di Del Casino: il suo è un singolare e inconfondibile stile pittorico.

Si cita con ironia Alfredo Niceforo, si motteggia sul presidente Leone, si riporta il telegramma del partigiano e scrittore Emilio Lussu solidale con le contestazioni anti-NATO, si denunciano le ingiuste reclusioni, la condizione delle carceri, la sofferenza di detenuti e familiari, la mesta esistenza di latitanti e briganti braccati dai carabinieri.

L'effigie di Gramsci invita alla riflessione e all'intelligenza e il volto mite di un capo indiano denuncia i soprusi dei bianchi. 

Negli anni '80, con l'attenuarsi della tensione politica, Del Casino e gli altri dipinsero scene di vita quotidiana: uomini a cavallo, donne con in grembo i propri figli, pastori che tagliano il vello alle pecore e contadini con in mano la falce.

E' del 1994 un murale che rappresenta i conflitti della ex Jugoslavia e la distruzione di Sarajevo: la storia locale può farsi storia mondiale.

Ad Orgosolo, da trent'anni le mura del municipio e della biblioteca, dell'ambulatorio e dei bar prestano i loro fianchi alla creatività di artisti che hanno affidato e affidano ai murales le immagini e le voci non solo di una comunità, ma di un'isola intera.

I murales costituiscono un'eccezionale attrattiva e molto ancora hanno da dire a chi li osserva.

Salvatore Corrias
foto di P. Rinaldi


 


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