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CONCERTI IN SARDEGNA > ARTICOLI > DANIELE, DE GREGORI, MANNOIA RON
 

Cagliari 26 agosto 2002
DANIELE, DE GREGORI, MANNOIA, RON
arte, mestiere e grande talento

Ieri sera all'anfiteatro di Cagliari e' andata in scena la canzone d'autore.
Tanto potenziale artistico su un palco non lo si vedeva dai tempi del tour di "Banana Republic", (cioe'dalla fine degli anni settanta)!
Peccato che, nel frattempo, l'eta' e gli insulti del tempo abbiano trasformato l'ispirazione in mestiere, l'arte in intrattenimento e l'entusiasmo, la voglia di spaccare il mondo a colpi di chitarra, in rassegnazione.

Intendiamoci, le capacita' musicali di Francesco De Gregori, Ron e Pino Daniele sarebbero ancora intatte, e si vede. Il problema e' che le necessita' dello spettacolo non lasciano piu' spazio al rischio, alla sfida, a quella tensione indispensabile per la crescita di pubblico e artista.
I nostri hanno giocato sul sicuro, perfettamente integrati nella logica dello show-business, dando un taglio prevalentemente commerciale al concerto.

Spiace aver a disposizione tanto talento e doversi accontentare di sentire un Pino Daniele "costretto" a fare "Io per lei". Emblematico, in questo senso, quello che il "principe" De Gregori, di solito di poche parole, fa finta di chiedere al pubblico, prima di eseguire "Generale" a due voci con Pino Daniele: "Volete Generale o Atlantide?". (Vale a dire: volete la "marchetta" o la qualita'?) Ineluttabile la scelta del pubblico, ovviamente.
Solo che, da questi giganti, e' lecito aspettarsi un po' piu' di coraggio; d'altronde, se non se lo possono permettere Francesco De Gregori o Pino Daniele, vuol dire che siamo al capolinea.

Comunque, la classe non e' acqua e il concerto e' piu' che generoso: in un clima giocoso fatto di scherzi, sorrisi, complimenti reciproci, pacche sulle spalle, baci e abbracci, i quattro sono andati avanti per tre ore buone, alternando esibizioni individuali e collettive, con tutti gli incroci possibili: "Che sara'"(Pino Daniele e Fiorella Mannoia), "Chissa' se lo sai" (Fiorella Mannoia e Ron al piano), "Non abbiam bisogno di parole" (Ron e Pino Daniele), "Napule e'" (Pino Daniele e Francesco De Gregori , quest'ultimo anche all'armonica), "Il cielo d'Irlanda" (Francesco De Gregori e Fiorella Mannoia), i duetti piu' riusciti.
Pubblico entusiasta, a tratti estasiato, tutto secondo copione.

Da segnalare alcune gemme:

Il set acustico iniziale, a quattro voci, ("Una citta' per cantare" - inevitabile incipit - "I treni a vapore", "Alice" e "Quando"), praticamente un biglietto da visita per ciascuno degli artisti.

Il set di Pino Daniele, il quale, accompagnato da due mostri sacri quali Lele Melotti alla batteria e il fedele Rino Zurzolo al contrabbasso, da' spettacolo, nonostante una selezione di brani mediocre rispetto ai momenti piu' nobili del suo repertorio ("Sara", "Io per Lei", "Un cielo senza nuvole", "Dubbi non ho", "Che soddisfazione"). Ma le canzoni sono un pretesto per le improvvisazioni e i virtuosismi dei tre. Riempire la scena con un trio non e' cosa facile. Indiscutibilmente e' il momento tecnicamente piu' alto di tutto il concerto. Da applausi a scena aperta.

"Oh che sara'", cavallo di battaglia di Fiorella Mannoia, accompagnata dalla chitarra ispirata di Pino Daniele.

"Sally" (di Vasco Rossi), momento migliore del set della Mannoia (qui accompagnata dalla sua band), subito "adottata" dal pubblico, anche se l'apice dell'approvazione viene raggiunto con "Quello che le donne non dicono" (a nostro parere, purtroppo). Splendida la forma fisica di Fiorella, la quale esibisce con disinvoltura un fisico asciutto e tonico.

"La storia", cantata da Fiorella Mannoia con interventi e doppie voci di Francesco De Gregori (autore del brano).

"Napule e'", vero e proprio incontro al vertice fra due "capi di stato" della canzone d'autore quali Pino Daniele e Francesco De Gregori. Avremmo voluto che l'intero evento fosse di questo livello. I due si annusano, si cercano con lo sguardo, giocano in continuazione. La stima reciproca e' evidente. Speriamo che sia il preludio di una futura collaborazione, dalla quale entrambi - ultimamente non all'altezza delle loro possibilita' - trarrebbero certamente beneficio (essendo fra l'altro musicalmente diversissimi).

Altri due momenti di notevole intensita' emotiva li regala Ron, il "brutto anatroccolo" della compagnia, con una splendida "Joe Temerario" (sicuramente uno dei momenti piu' belli della canzone d'autore italiana), e con "Firenze (canzone triste)", tributo "piano e voce", ad occhi asciutti, all'amico scomparso Ivan Graziani. Da brividi. Alla fine Ron, sinceramente commosso, dice "siete troppo belli, non me ne andrei piu' via". E' talmente plateale che gli crediamo.

Il set di Francesco De Gregori fila via liscio. Niente di nuovo rispetto al concerto dello scorso anno, sempre all'anfiteatro, a parte un'inedita versione di "I shall be released" di Bob Dylan, tradotta in italiano per l'occasione ed eseguita ieri per la prima volta e un'esplosiva "Bufalo Bill", con tanto di Fiorella Mannoia alla chitarra acustica e prolungato assolo blues di Pino Daniele.

Finale di nuovo a quattro voci con "Piazza Grande" (di cui pochi sanno che Ron e' co-autore insieme a Lucio Dalla), "Viva l'Italia" (che serve ai nostri per ricordare al pubblico, senza polemiche o isterismi, la loro appartenenza politica), e una divertita "Je so' pazzo" (ottimo De Gregori all'armonica).

Si va via contenti per quello che, tutto sommato, e' stato, ma anche con un po' di amaro in bocca, per quello che sarebbe potuto essere.

Fab Fub
racemo@tiscalinet.it 

 


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