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Itinerari
ITINERARI IN SARDEGNA> A PIEDI NEL QUARTIERE CASTELLO DI CAGLIARI
 

PASSEGGIANDO PER CASTELLO
Alla scoperta delle nobili origini di Cagliari

Il nostro itinerario si svolge nel quartiere storico di Castello, antica roccaforte della città, dove si stabilirono le più antiche e nobili famiglie.

Un po' di storia ci aiuterà a capire meglio come si viveva in questo bellissimo quartiere ai tempi di dame e cavalieri...

Per diversi secoli, a partire dall'inizio del Quattrocento, il ceto nobiliare della Sardegna svolse un ruolo importante in campo politico e sociale.
Questa posizione privilegiata è ancora oggi testimoniata da palazzi e da ville costruite in epoche diverse, abitazioni che non si distinguono però per sfarzo e lussi, ma spesso solo per il portale sormontato da uno stemma, lo scalone in marmo, le eleganti finestre e gli elaborati balconi in ferro battuto, i fregi e festoni che adornano i prospetti.
Date le modeste condizioni economiche dell'isola, anche la nobiltà non godeva infatti di grandi ricchezze.

All'inizio del sec. XIV il re d'Aragona Giacomo II creò il Regno di Sardegna, strappando l'isola all'egemonia di Pisa; venne quindi instaurato un sistema feudale, e i nobili spagnoli e i sardi che appoggiarono il re furono ricompensati con terreni e feudi.

I pisani furono quindi costretti ad abbandonare il Castello e i nobili catalani, maiorchini, valenzani e aragonesi si stabilirono sulle strade principali che attraversano la roccaforte - sede del viceré e dell'apparato politico e amministrativo - in tutta la sua lunghezza: la via dei Marinai (l'attuale via Canelles), la via dei Mercanti (via la Marmora), la via Comunale (via dei Genovesi) e la via dell'Elefante (via corte d'Appello).

Le case pisane erano costituite da un piano terra in muratura con dei portici sui quali si aprivano le botteghe di commercianti e artigiani, e da uno o due piani superiori, con ballatoi in legno, dove abitavano i padroni delle botteghe.
Questi edifici furono distrutti dagli incendi, tuttavia la struttura urbanistica del Castello ricalca ancora oggi quella di periodo pisano.

A Cagliari le testimonianze di architettura civile quattro - cinquecentesca sono rare: è possibile vedere esempi di finestre gotico - catalane in alcuni palazzi della via La Marmora o della via dei Genovesi.

Nel secolo XVI emergono alcuni gruppi familiari: gli Aymerich, i Brondo, gli Zapata; queste famiglie di uomini intraprendenti e abili nel commercio dispongono di denaro contante e concedono prestiti alla Corona.

In breve tempo i nuovi nobili accrescono i loro titoli, raggiungono una posizione di rilievo e la manifestano esteriormente. Gli Aymerich sono gli unici a Cagliari ad avere una chiesa di famiglia, la Speranza, attigua alla Cattedrale, sulla cui facciata spicca il loro stemma.

I Brondo ristrutturano la vecchia casa che si affaccia sulla piazzetta la Marmora e fanno arrivare da Genova un imponente portale di marmo sul quale pongono il loro stemma; edificano inoltre le chiese della Purissima e di Santa Croce, dove conservano le armi di famiglia.

Gli Zapata, arricchitisi maneggiando il denaro della città, edificano in via dei Genovesi (di fronte al portico Vivaldi) un palazzo rinascimentale (unico esempio in città) e, nello stesso stile, costruiscono una villa nel proprio feudo di Barumini, ancora esistente.

Non sono rimasti a Cagliari altri palazzi relativi a questo periodo degni di nota, nonostante in epoca spagnola la via dei Genovesi fosse chiamata "Calle de Los Palacios".


Nella prima metà del Settecento la Sardegna passò in mano ai Savoia.
Dalle relazioni dei viceré e dei funzionari piemontesi emergono le modeste condizioni della nobiltà sarda e la semplicità delle loro abitazioni.

I piemontesi sviluppano quindi un piano di "rifiorimento" della Sardegna, dando un nuovo impulso all'imprenditorialità delle famiglie nobili. Aumenta la disponibilità finanziaria che stimola l'attività edilizia.

Gli ingegneri militari piemontesi progettano anche edifici religiosi e civili introducendo lo stile barocco piemontese.
Risalgono a questo secolo il collegio gesuitico di Santa Croce, il palazzo dell'Università, il Seminario e la ristrutturazione dell'ingresso e dei saloni del Palazzo Reale.
Rientra nel gusto dello stile rococò piemontese la ristrutturazione del palazzotto comunale e la costruzione del palazzo del marchese Vivaldi Pasqua, prospiciente la piazza Carlo Alberto e la Cattedrale.

Più o meno allo stesso periodo appartengono altri palazzi caratterizzati al "piano nobile" da vistosi balconi in ferro battuto che poggiano su mensole curvilinee.

Alla fine del secolo XVIII i Savoia, costretti dai francesi ad abbandonare Torino, si rifugiano per quindici anni a Cagliari, che accentua quindi il suo ruolo di capitale.

Dopo l'abolizione del regime feudale del 1835 i nobili espropriati dai loro feudi ricevono forti compensi in denaro e possono ristrutturare le loro case fatiscenti e costruirne nuove.

L'inizio di questa fase edilizia è rappresentato dal palazzo Boyl, costruito proprio all'ingresso del Castello, al lato del Bastione di Saint Remy, sulla preesistente torre del Leone, costruita dai pisani agli inizi del XIV sec.; il barocco piemontese è sostituito dallo stile neoclassico, le volute e le linee sinuose cedono il posto ai volumi massicci e squadrati.

Nel periodo seguente l'intera città è interessata dal grande piano regolatore e dalle opere di ristrutturazione di Gaetano Cima.
Lo stile neoclassico da lui seguito conferisce ai palazzi un carattere monumentale e aristocratico, le facciate sono impreziosite da imponenti balconi, finestre timpanate, festoni di fiori e frutta. Numerosi sono i palazzi in via La Marmora e in via dei Genovesi da lui costruiti o ristrutturati.

Ai primi del Novecento il Castello inizia a perdere la sua funzione di centro amministrativo e burocratico.   Il primo segno è dato dalla costruzione del nuovo palazzo comunale in via Roma.
Nel lungomare, di fronte al porto, la borghesia mercantile costruisce i suoi palazzi, ma solo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale convinceranno i nobili a scendere a valle e abbandonare le loro roccaforti.

Foto dall'alto:  
Castello, scorcio sulla cupola della cattedrale 
PC Murru   
Panoramica di Castello 
SP  

 


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