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Cagliari, 28 novembre 2002
SOTTOSUONI
il nuovo rock indipendente

"Sottosuoni", concorso per band sarde emergenti, è arrivato ormai alla ottava edizione, e, come ormai avviene da qualche anno, la finale del concorso vede la partecipazione di un gruppo italiano di grido, nell'ambito del rock indipendente.

Quest'anno è toccato agli Afterhours di Manuel Agnelli dare lustro alla finale, che si è tenuta giovedì 28 novembre al palasport di via Beethoven a Quartu.

Diciamocelo: l'intera serata era finalizzata al concerto del gruppo milanese, e l'ottanta per cento dei circa 1000 giovani che ha assiepato l'angusto palazzetto (tra parentesi, l'acustica era davvero orribile) era lì solo per loro. Afterhours che ormai a Cagliari sono di casa: l'ultima volta, appena qualche mese fa nell'ambito del Tora Tora festival organizzato dallo Stesso Agnelli.

Ritornando al concorso, i gruppi in gara approdati in finale erano dieci: Balalla, Chaos, Workshop, De F.L.A.M., Earthsick, Erika, Gore, Hayley Mills, Intrazione, 44 Magnum.

Il verdetto conclusivo, arrivato da una giuria di esperti composta da giornalisti specializzati e alcuni componenti degli Afterhours ha visto premiati i Chaos Workshop (Daniele Bertolutti e Fabio Cancedda, chitarre, Manuel Porcu, basso, Fabio Sestu, batteria, Danilo Piludu e Massimo Seu, voce), sestetto in attività da qualche anno e dedito a sonorità tipiche del nu metal.
Il gruppo vincitore parteciperà a "Sonica 2003"  in programma a Misterbianco, in provincia di Catania.

Il panorama offerto però dalle dieci band sarde arrivate in finale, compresi i vincitori, non è stato esaltante. La maggior parte è stata artefice di un rock tradizionale e ormai stantio, che farà fatica a superare il confine sardo. Sonorità nuove e originali, zero. Presenza sul palco, minima. Il tutto modellato sul classico schema chitarra, basso e batteria, senza la minima presenza di strumenti e sonorità elettroniche.

E infatti l'unico gruppo davvero interessante della rassegna sono stati   i catanesi Utopia, vincitori dell'ultima edizione del festival "Sonica" che si sono esibiti per ultimi, in qualità di ospiti. I siciliani hanno proposto una buona miscela di trip-hop e sonorità ambient, suoni moderni arricchiti dalla voce sensuale della vocalist. La differenza di preparazione, idee e melodie musicali rispetto ai gruppi che li hanno preceduti è stata subito evidente.

Ma veniamo al piatto forte della serata, e cioè il concerto degli Afterhours. Purtroppo il quintetto milanese è salito sul palco solo a mezzanotte, e per ovvi problemi di ordine pubblico e di inquinamento acustico lo show è durato poco più di un'ora. Un'ora vissuta intensamente, però, nella quale gli AH non si sono certo risparmiati mandando in delirio i fans che pogavano sotto il palco.

La track list è stata tiratissima, ed è iniziata un po' a sorpresa con "Milano circonvallazione esterna", mitico brano, spruzzato di elettronica, che apriva il disco Non è per sempre" del 1999. A seguire, tutti i brani tratti dall'ultimo album "Quello che non c'è": "Sulle Labbra", l'omonima "Quello che non c'è", "Varanasi baby" e "Non sono immaginario". A metà concerto c'è spazio per un siparietto con Agnelli al piano che si cimenta in una suite strumentale in stile ambient. Ma è solo un attimo, e lo show riprende a pieno ritmo con la cavalcata di brani storici che hanno fatto la fortuna della band, con il leader in camicia attillata e sbottonata che sprizza energia e canta a squarciagola:  "Bungee jumping", "Bye Bye Bombay", "Male di miele", "La verità che ricordavo", "Senza finestra", "Germi", "Rapace", "Posso avere il tuo deserto" e "Strategie".

Pochi attimi di sosta nel backstage e il concerto riprende per i  bis finali di "Mio Fratello" e "1.9.9.6". Peccato che per problemi di orario siano state lasciate fuori dalla scaletta canzoni come "Ossigeno", che li ha fatti conoscere al grande pubblico, la sinfonica "Non è per sempre", "Baby fiducia" e soprattutto "Tutto fa un po' male", ripresa di recente anche dai La Crus. Gli Afterhours scendono dal palco all'una e dieci in punto,  e i fans, che hanno aspettato più di quattro ore per vederli all'opera fischiando sonoramente per il ritardo, vanno via felici.

Mauro Caproni
mausynth@libero.it

 


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